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Il Lagotto e gli altri cani: convivenza, socialità e inserimento in famiglia

  • Selene Spinosa
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 13 min

Un Lagotto deve andare d’accordo con tutti?

Cosa significa davvero socializzare e cosa dobbiamo valutare quando entra in una famiglia dove vivono già altri cani?


Una delle domande che ricevo spesso dalle famiglie è:


“Il Lagotto può vivere con altri cani?”


La risposta più semplice sarebbe sì.


Nel corso degli anni i nostri Lagotti hanno vissuto non soltanto tra loro, ma anche con cani di razze, dimensioni, età e caratteristiche molto diverse.


Ma questa risposta, da sola, dice poco.


Perché una buona convivenza non dipende semplicemente dalla razza e, soprattutto, convivere con altri cani non è la stessa cosa che essere socievoli con tutti i cani che si incontrano.


Ed è proprio da questa distinzione che credo sia utile partire.



Convivenza e incontri occasionali non sono la stessa cosa


Un cane può vivere serenamente con uno o più cani della propria famiglia e mostrarsi invece selettivo nei confronti degli sconosciuti.


Può accadere anche il contrario: possiamo avere un soggetto molto disponibile negli incontri occasionali, ma che necessita di una gestione più attenta quando deve condividere quotidianamente spazi e risorse con un altro cane.


La convivenza è una relazione.


E, come tutte le relazioni, si costruisce, cambia e va mantenuta nel tempo.


Entrano in gioco gli spazi, le abitudini, il riposo, il cibo, gli oggetti, le persone di riferimento, gli altri animali conviventi, le attività e, naturalmente, le caratteristiche individuali dei cani.


Per questo chiedere semplicemente:


“Il Lagotto va d’accordo con gli altri cani?”


rischia di portarci verso una risposta troppo generica.


La domanda più utile è:


“Come si comporta questo cane nelle relazioni con gli altri cani e in quale contesto dovrà vivere?”






Il Lagotto è un cane socievole?


Possiamo riconoscere alcune tendenze nella razza, ma poi incontriamo individui molto diversi tra loro.

Ci sono Lagotti estremamente aperti e disponibili e altri più riservati.


Alcuni cercano facilmente il contatto con le persone ma sono più selettivi con i cani; altri mostrano esattamente il contrario.


Alcuni amano giocare con i propri simili, altri convivono serenamente senza avere un particolare interesse nell’interazione.


E c’è un altro aspetto che spesso dimentichiamo:


la socialità non rimane necessariamente uguale per tutta la vita.


Un cucciolo può mostrare un forte desiderio di interagire, giocare e conoscere altri cani.


Crescendo, quella necessità può diminuire.


Un cane adulto può diventare più selettivo e scegliere di evitare interazioni che da giovane avrebbe cercato. Può farlo persino con cani che conosce già.


Con l’età avanzata questa tendenza può diventare ancora più evidente: molti cani anziani preferiscono la tranquillità, mantengono alcune relazioni consolidate e si defilano volentieri da interazioni di cui non sentono più la necessità.


Non significa necessariamente che siano diventati “antisociali”.


Essere socialmente competenti non significa voler interagire con tutti.


Anzi, anche scegliere di non interagire può essere una competenza.


Pensiamo, per esempio, al classico maschio molto espansivo che insiste nel cercare il contatto con una femmina. Quando lei lo allontana, il proprietario può sorprendersi perché “di solito va d’accordo con tutti”.


Ma andare d’accordo non significa accettare qualsiasi confidenza.

Saper comunicare un “no”, così come saperlo riconoscere e rispettare, fa parte delle competenze sociali.


Il mito del cane “buono”: deve andare d’accordo con tutti?


Anche no.


Esiste ancora l’idea che il cane “buono” debba andare d’accordo con tutti, lasciarsi avvicinare da tutti e magari anche farsi toccare e accarezzare da chiunque.


Ci sono cani che lo fanno con piacere.


Benissimo.


Ma non sono tutti uguali.


Un cane può essere equilibrato e perfettamente capace di vivere nella nostra società senza avere alcun desiderio di conoscere ogni cane che incontra o di ricevere le carezze di ogni sconosciuto.


L’obiettivo educativo, per me, non è costruire un cane che debba interagire con tutti.


È aiutarlo ad acquisire strumenti per affrontare serenamente le situazioni che incontra.

A volte potrà scegliere di interagire.


Altre volte di osservare.


Altre ancora di prendere distanza.


E noi dobbiamo imparare a leggere e rispettare anche queste scelte.




Socializzare non significa salutare tutti


Questo è probabilmente uno degli equivoci più frequenti quando arriva un cucciolo.


Il proprietario, soprattutto alla prima esperienza, vuole giustamente “socializzarlo”.


E allora ogni cane incontrato diventa un’occasione:


“Vai, salutalo!”


Spesso al guinzaglio.


Spesso senza osservare lo stato emotivo del cucciolo.


E qualche volta quando il cucciolo è già fortemente eccitato dalla presenza dell’altro cane.


Il rischio è costruire involontariamente proprio quell’abitudine che, qualche mese dopo, diventerà difficile da gestire.


Il cucciolo impara:


vedo un cane → raggiungo il cane → interagisco.


A tre o quattro mesi può sembrare tutto simpatico e innocuo.


Ma quel cucciolo cresce.


Intorno ai 12-18 mesi ci troviamo davanti un giovane cane con dimensioni, forza, maturità e motivazioni molto diverse.


E improvvisamente non può più salutare tutti.


Gli altri cani possono tollerare meno la sua irruenza.


Le persone iniziano a preoccuparsi perché tira, vocalizza, si agita.


E noi cominciamo a impedirgli di fare qualcosa che, per mesi, gli abbiamo permesso di associare alla comparsa di un altro cane.


Può comparire così anche frustrazione.


Per questo socializzare significa anche imparare che:


non tutte le interazioni sono possibili e non tutte sono necessarie.


Quel “no” non è una cattiveria.


Fa parte dell’educazione e tutela anche il cane.


Un cucciolo dovrebbe poter imparare anche:


vedo un cane → posso osservarlo → posso continuare la mia strada → non succede niente.


Questa è socializzazione tanto quanto giocare con un altro cane.


"Socializzare un cucciolo non significa fargli salutare tutti. Significa anche insegnargli che può vedere un altro cane senza necessariamente doverlo raggiungere."



Non collezioniamo esperienze: cerchiamo esperienze di qualità


Anche un cane dal carattere equilibrato può modificare il proprio comportamento in funzione di ciò che gli accade.


Le esperienze lasciano traccia.


Dopo un episodio spiacevole alcuni elementi associati a quell’esperienza possono acquisire un significato diverso e il cane può mostrare maggiore cautela, evitamento o reattività in situazioni successive.


Non tutti i soggetti reagiscono o generalizzano allo stesso modo e non possiamo ridurre ogni comportamento a un singolo episodio.


Ma proprio per questo, soprattutto durante la crescita, preferisco pensare alla socializzazione in termini di qualità e non di quantità.


Non dobbiamo collezionare incontri.

Dobbiamo cercare, per quanto possibile, esperienze che il cane sia in grado di affrontare ed elaborare.



Al guinzaglio e in libertà: il contesto cambia molto


Il cane comunica anche attraverso il movimento, le posture, le traiettorie e le distanze.


Il guinzaglio modifica inevitabilmente alcune di queste possibilità.


Può impedire al cane di aumentare liberamente la distanza.


Può costringere due soggetti a passare molto vicini.


Può modificare le traiettorie che avrebbero scelto spontaneamente.


E naturalmente anche ciò che facciamo noi dall’altra estremità del guinzaglio entra nella situazione.


Per questo agitazione, vocalizzazioni, forte eccitazione o anche comportamenti aggressivi osservati al guinzaglio non ci permettono automaticamente di concludere che quel cane sia incapace di relazionarsi con i propri simili.


Lo stesso soggetto, libero in uno spazio adeguato, può comportarsi in maniera completamente diversa.


Anche una certa selettività o reattività nei confronti di cani dello stesso sesso può comparire con la maturità e non è necessariamente indice di un cane “sbagliato” o incapace di avere relazioni sociali.


Se viviamo in un ambiente urbano, con marciapiedi stretti, passaggi obbligati e incontri ravvicinati, alcune difficoltà possono diventare molto più evidenti.


Gestire, però, non significa lasciare che il cane faccia il diavolo a quattro.

Significa costruire fiducia, lavorare sulla conduzione al guinzaglio, conoscere le distanze di cui ha bisogno e aiutarlo ad affrontare meglio le situazioni.


Saper condurre un cane non significa soltanto insegnargli a non tirare.


Significa riuscire ad accompagnarlo con maggiore serenità nel contesto in cui gli stiamo chiedendo di vivere.


Naturalmente, se i comportamenti aggressivi sono frequenti, molto intensi, difficili da interrompere, compaiono anche in contesti apparentemente tranquilli o compromettono seriamente la vita quotidiana, la situazione merita una valutazione individuale approfondita.



Una buona convivenza non significa non discutere mai


La convivenza è la relazione tra due o più cani che condividono quotidianamente spazi, risorse, persone e spesso altri animali.

E questa relazione non è immobile.


Cresce e cambia.


Può modificarsi con l’età, l’arrivo di una nuova risorsa, i calori, i cambiamenti ambientali, le stagioni, una malattia, il dolore, l’invecchiamento o semplicemente la maturazione dei soggetti.


Per questo una convivenza serena non significa necessariamente:


mai un ringhio;

mai una discussione;

sempre insieme;

sempre disponibili a condividere tutto.


Il ringhio è una forma di comunicazione.


Naturalmente va interpretato nel contesto, considerando ciò che sta accadendo, frequenza, intensità e capacità dei soggetti di interrompere e recuperare.


Ma pretendere che due cani non manifestino mai un disaccordo non significa necessariamente favorire una relazione migliore.


Convivere bene non significa essere sempre d’accordo.


Significa aver costruito un equilibrio sufficientemente stabile e avere esseri umani capaci di mantenere nel tempo le condizioni che lo rendono possibile.


Una buona convivenza richiede tempo, osservazione e gestione.


Maschio con femmina, maschio con maschio o femmina con femmina?


Quando in famiglia vive già un cane, un’altra domanda molto frequente è:

“È meglio scegliere un cane del sesso opposto?”


In linea generale, l’abbinamento maschio-femmina tende a essere quello che offre maggiori probabilità di una convivenza semplice, ed è certamente una delle variabili che prendo in considerazione.


Ma attenzione a trasformare anche questa indicazione in una regola assoluta.


Maschi e femmine non vanno automaticamente d’accordo solo perché appartengono a sessi diversi, così come due maschi o due femmine non sono necessariamente destinati ad avere problemi.


Ancora una volta dobbiamo guardare chi sono i cani che stiamo mettendo insieme.


Nella mia esperienza ho inserito e gestito maschi con maschi, femmine con femmine e maschi con femmine, giovani e adulti.


Quello che negli anni ho imparato a considerare con particolare attenzione è l’insieme di diversi elementi:


  • carattere dei singoli soggetti;

  • competenze sociali;

  • esperienze precedenti;

  • età e differenza di età;

  • maturità;

  • contesto in cui dovranno vivere;

  • presenza di altri cani o animali;

  • gestione degli spazi e delle risorse.


Anche una differenza di età può contribuire a modificare gli equilibri e due soggetti dello stesso sesso possono costruire una convivenza assolutamente serena.


Allo stesso modo, scegliere un maschio perché in casa abbiamo una femmina — o viceversa — non ci esonera dal costruire e curare quella relazione.


La nostra mediazione non è un optional che utilizziamo soltanto quando qualcosa va storto.

È una costante della convivenza.

Maschio + femmina può essere, in generale, un abbinamento più semplice. Non è una garanzia. Stesso sesso non significa automaticamente incompatibilità. Carattere, età, esperienze, competenze sociali, contesto e gestione contribuiscono tutti alla relazione.



Un caso reale: l’arrivo di Aro


Recentemente mi sono trovata io stessa davanti a una situazione che richiedeva una valutazione attenta.


Dovevo introdurre nel nostro gruppo Aro, un maschio adulto di quasi tre anni, arrivato in un contesto nel quale vivevano già, tra gli altri, due maschi adulti con una relazione consolidata: Loki, il nostro Lagotto maschio intero, e il nostro Griffone Korthals castrato.


Loki e il Griffone convivono da anni.


Vanno d’accordo, possono condividere gli stessi ambienti e vivere insieme alle femmine, ma questo non significa che la loro relazione sia nata già pronta e sia rimasta immutata.


L’ho curata negli anni.


Ci sono stati alti e bassi, aggiustamenti e momenti nei quali è stato necessario intervenire sulla gestione.

E il fatto che uno dei due sia castrato non è, da solo, ciò che spiega il loro equilibrio: la relazione tra due cani è molto più complessa del loro stato riproduttivo.


Quando ho valutato l’arrivo di Aro, quindi, qualche perplessità l’avevo.


Ed è giusto che fosse così.

Quando introduciamo un cane adulto in un gruppo consolidato, pensarci prima non è pessimismo: è responsabilità.


Ho però valutato Aro come individuo.


Ho considerato il suo carattere, il contesto dal quale proveniva e soprattutto la sua storia: aveva già vissuto con altri maschi adulti.


Non stavo quindi inserendo un soggetto completamente inesperto nella convivenza con altri maschi.

Aveva già un bagaglio di esperienze e competenze sociali sul quale potevamo lavorare.




Non l’ho presentato immediatamente a tutti


Una volta arrivato, per i primi giorni Aro è rimasto in una situazione più riservata.


Prima di chiedergli di affrontare il gruppo, volevo concedergli il tempo necessario per conoscere il nuovo ambiente, comprendere la nuova quotidianità e iniziare a costruire una relazione di fiducia con me.


Solo successivamente ho iniziato gli incontri con i maschi adulti.


E anche in questo caso non ho iniziato mettendoli semplicemente insieme in giardino.

Ho iniziato con delle passeggiate all’esterno.


Camminare.

Condividere uno spazio.

Prendere informazioni.

Abituarsi reciprocamente alla presenza dell’altro senza chiedere necessariamente un’interazione.

Soltanto dopo questa fase, valutando quello che osservavo, li ho lasciati liberi insieme in giardino.

Aro è stato accolto bene.

Ma naturalmente ci sono stati confronti.

Ci sono state richieste di spazio.

Distanze da rispettare.

Confidenze concesse e altre non gradite.

Ci sono state mediazioni da parte nostra e aggiustamenti nelle relazioni tra loro.


Ed è normale che una relazione nuova abbia bisogno di costruirsi.


Dopo circa cinque mesi Aro è ormai ben inserito nel gruppo.


Il grosso del lavoro è stato fatto, anche se questo non significa che io possa smettere di osservare e gestire.

La relazione continuerà a evolversi.


Questo caso non dimostra che tre maschi possano sempre convivere.


Dimostra esattamente il contrario delle formule automatiche:


il sesso ci dà un’informazione. Non ci dà la risposta.





Dominanza, gelosia e “carattere forte”: attenzione alle etichette


“È dominante.”

“È geloso.”

“Ha un carattere forte.”

Sono espressioni che sentiamo continuamente.

La dominanza esiste, ma questo non significa necessariamente che possiamo descrivere un cane dicendo semplicemente:


“È dominante.”


È molto più utile osservare ciò che avviene all’interno di una relazione, di una determinata interazione e rispetto a una determinata situazione o risorsa.


Un comportamento osservato in un contesto non diventa automaticamente la personalità intera del cane.

Lo stesso vale per termini come “geloso” o “carattere forte”.


Prima dell’etichetta chiediamoci:


cosa sta facendo concretamente questo cane, con chi, dove e in presenza di cosa?


Chi si è avvicinato?

C’era del cibo?

Un gioco?

Una persona?

Uno spazio importante?

Uno dei due cani stava riposando?

Quali segnali erano comparsi prima?


Descrivere ciò che il cane fa ci permette di comprenderlo molto meglio che attribuirgli una definizione.



Quando un Lagotto entra in una casa dove vive già un altro cane


Prima ancora di organizzare l’inserimento, per me è importante conoscere il cane che vive già nella famiglia.


Quanti anni ha?

Ha già convissuto con altri cani?

Come si comporta con i cuccioli?

Come gestisce spazi e risorse?

Come comunica quando desidera distanza?

Ha problemi fisici, dolore o un’età per cui l’esuberanza di un cucciolo potrebbe risultare particolarmente faticosa?

Quali esperienze ha avuto con altri cani?


E poi dobbiamo conoscere il nuovo arrivato.


Anche all’interno della stessa cucciolata possiamo avere soggetti con modalità sociali molto differenti.


Ed è un’altra ragione per cui la scelta del cucciolo non dovrebbe basarsi soltanto su sesso, colore o estetica.



Il primo incontro: personalmente parto da una passeggiata


Non esiste una procedura identica e infallibile per qualsiasi coppia di cani.


Quando devo presentare due soggetti che in futuro potrebbero convivere, personalmente preferisco partire da un luogo neutro, che non appartenga abitualmente a nessuno dei due.


E non parto mettendoli immediatamente uno davanti all’altro per “farli conoscere”.


Una delle modalità che utilizzo più volentieri è molto semplice:


una passeggiata.

Due cani.

Due conduttori.

Un ambiente sufficientemente ampio e tranquillo.

I cani camminano insieme senza che l’obiettivo sia obbligarli a interagire.

Possono prendere informazioni a distanza, abituarsi alla presenza reciproca e annusare anche le rispettive marcature.

Per un cane anche questo è comunicazione.

Non abbiamo fretta.



E quando possiamo lasciarli liberi?


Se durante la passeggiata i cani sono sereni, non osserviamo tensioni significative o livelli eccessivi di agitazione e disponiamo di uno spazio ampio e sicuro, possiamo valutare di lasciarli liberi.


A quel punto, però, lasciamo davvero spazio ai cani.


I due conduttori possono posizionarsi distanti tra loro invece di rimanere entrambi addosso ai soggetti.


Evitiamo inizialmente di aggiungere elementi che potrebbero complicare inutilmente la situazione:


niente giochi, niente cibo, niente continue carezze e niente altri cani non previsti.


E soprattutto:


non devono per forza giocare.

Possono annusarsi e poi allontanarsi.

Possono esplorare.

Possono ignorarsi.

Anche pochi minuti tranquilli possono rappresentare un ottimo primo incontro.


PRIMO INCONTRO Zona neutra → due conduttori → passeggiata → distanza → osservazione → eventuale libertà in uno spazio ampio e sicuro. Nessun obbligo di interagire o giocare.


E se non è ancora il momento di liberarli?


Non succede nulla.


Dopo la passeggiata possiamo decidere che per quel giorno sia sufficiente.

Possiamo ripetere l’esperienza.

Possiamo concedere più tempo.

E se la situazione ci crea ansia, abbiamo dubbi sulla sicurezza o non sappiamo leggere ciò che sta accadendo, possiamo farci assistere da un professionista.


Dobbiamo contemplare anche una possibilità meno piacevole:


non tutti i cani sono compatibili.


La dinamica cucciolo-adulto può essere spesso più semplice, ma non sempre.


Se due cani mostrano una forte incompatibilità, continuare a metterli insieme non significa

necessariamente che domani si piaceranno di più.


In alcuni casi possiamo insegnare loro a condividere determinate situazioni, fare una passeggiata insieme o tollerare la presenza reciproca.


Ma questo non significa automaticamente che siano adatti a convivere quotidianamente negli stessi spazi.


Ed è importante contemplare questa possibilità prima di prendere un nuovo cane, non soltanto dopo.



I primi giorni insieme: spazi e tempi sono fondamentali


Una volta arrivati a casa, la gestione di spazi e tempi diventa fondamentale.


Inizialmente presterei particolare attenzione a:


  • pasti e cibo;

  • giochi e oggetti di valore;

  • cucce e luoghi di riposo;

  • passaggi stretti;

  • attenzione delle persone;

  • momenti di grande eccitazione;

  • possibilità di separare i cani quando necessario;

  • attività individuali;

  • riposo.


Quando arriva un cucciolo, inoltre, ricordiamoci una cosa:


il cane adulto non è automaticamente la sua baby-sitter.


Non deve sopportarlo continuamente.

Non deve educarlo al posto nostro.

E non deve necessariamente voler giocare con lui ogni volta che il cucciolo lo richiede.

Proteggere anche gli spazi e i tempi del cane già presente è uno dei modi con cui possiamo aiutare la nuova relazione.


La nostra mediazione non termina quando i cani hanno smesso di annusarsi al primo incontro.

Una convivenza si costruisce nel tempo.



Non dobbiamo creare per forza un’amicizia


Quando inseriamo un nuovo cane tendiamo spesso ad avere un’immagine ideale:


giocano insieme;

dormono insieme;

fanno tutto insieme.

Può succedere.

Ed è bellissimo quando accade.

Ma non è l’unica forma possibile di buona convivenza.

Due cani possono rispettarsi, condividere serenamente la casa e condurre buona parte delle proprie attività indipendentemente.


L’obiettivo non dovrebbe essere costruire l’amicizia che immaginiamo noi, ma permettere ai cani di costruire la relazione che sono in grado di avere.


E poi prenderci cura di quella relazione nel tempo.



Quindi, il Lagotto può vivere con altri cani?


Sì.


Ma non perché sul Lagotto possiamo apporre l’etichetta:


“Va d’accordo con tutti.”


Può vivere con altri cani perché possiamo conoscere i soggetti, valutare la compatibilità, costruire buone esperienze e mantenere nel tempo condizioni adeguate alla convivenza.


La razza ci dà alcune informazioni.

Il sesso ci dà alcune informazioni.

L’età ci dà alcune informazioni.

La storia del cane ce ne dà altre.


Ma alla fine:


il singolo individuo ce ne dà molte di più.


Ed è per questo che, quando una famiglia che possiede già un cane viene da noi per conoscere un cucciolo, non mi interessa soltanto sapere:


“Volete un maschio o una femmina?”


Mi interessa sapere anche:


“Chi lo aspetta a casa?”


Perché scegliere il cucciolo adatto non significa soltanto trovare un cane compatibile con le persone della famiglia.


Significa cercare un nuovo membro che possa essere compatibile anche con gli animali che di quella famiglia fanno già parte.


Ed è un lavoro che non termina con la scelta.


La relazione comincia da lì.


E nella vostra famiglia?


I vostri Lagotti convivono con altri cani?


Sono molto socievoli, selettivi oppure, crescendo, hanno iniziato a scegliere maggiormente le proprie relazioni?


Le esperienze che avete raccontato sotto al precedente post hanno mostrato ancora una volta quanto possano essere diversi tra loro.


Ed è proprio questa diversità che vale la pena imparare a osservare.



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